September 7, 2026

Regime forfettario o ordinario: quale conviene? Con esempi chiari

«Mi conviene il regime forfettario o l'ordinario?» È la domanda che si fa chiunque stia per aprire una partita IVA (e che dovrebbe farsi ogni anno chi ce l'ha già). La risposta breve è che non esiste una risposta valida per tutti: dipende da quanto si spende davvero, da quale cassa previdenziale si versa e da quante detrazioni si hanno da utilizzare. La risposta lunga è questo articolo.

Freelance indecisa tra regime forfettario e ordinario

«Forfettario o ordinario?» È la domanda che si fa chiunque stia per aprire una partita IVA e che andrebbe rifatta ogni anno da chi ce l'ha già. La risposta breve è che non esiste una risposta valida per tutti: dipende da quanto si spende davvero, da quale cassa previdenziale si versa e da quante detrazioni si hanno da utilizzare.

La risposta lunga è questo articolo:

  1. prima le regole, per capire da che parte pende la bilancia;
  2. poi nove esempi di mestieri a confronto, con i numeri;
  3. infine le situazioni particolari più frequenti — lavoro dipendente, pensione, professioni convenzionate, un solo cliente, partita IVA senza incassi.

Parte prima: il confronto

Regime forfettario e ordinario: le differenze che contano

I due regimi non si distinguono solo per l'aliquota. Cambiano il modo di determinare il reddito, gli adempimenti e ciò che si può portare in detrazione.

Regime forfettario e regime ordinario a confronto
Regime forfettario Regime ordinario
Come si calcola il reddito Ricavi × coefficiente di redditività Ricavi − costi effettivi
Costi reali Non deducibili Deducibili se inerenti e documentati
Imposta Sostitutiva al 15% o 5% IRPEF progressiva + addizionali
Detrazioni IRPEF Non utilizzabili Utilizzabili
IVA Non applicata, non detraibile Applicata e detraibile
Contabilità Nessuna scrittura obbligatoria Registri e liquidazioni
Limite di ricavi 85.000 euro Nessuno

Le due righe decisive sono la seconda e la quarta: i costi reali e le detrazioni IRPEF. Tutto il confronto ruota intorno a quanto valgono, nel caso concreto, i costi che non si deducono e le detrazioni che si perdono.

Quando conviene il regime forfettario

Il regime forfettario conviene quando:

  1. I costi reali sono bassi rispetto ai ricavi. È il caso di chi vende competenza e tempo più che beni: consulenti, formatori, professionisti che lavorano da casa o con attrezzatura minima. Se il coefficiente riconosce forfettariamente più di quanto si spende davvero, il vantaggio è immediato.
  2. Il coefficiente di redditività è favorevole. Chi ricade al 40% viene tassato su meno della metà di quanto incassa. Chi sta all'86% su quasi tutto.
  3. Si è all'inizio dell'attività. Nei primi cinque anni, se l'attività è genuinamente nuova, l'aliquota scende al 5%. È un vantaggio così marcato che in quel periodo il forfettario conviene quasi sempre, anche a profili che dopo non lo sceglierebbero.
  4. Non ci sono detrazioni significative da spendere. Chi non ha mutuo, spese mediche rilevanti, ristrutturazioni in corso o familiari a carico non perde nulla rinunciando all'IRPEF.
  5. Si vuole ridurre al minimo la gestione. Nessuna contabilità, nessuna liquidazione IVA, nessun ISA. Per chi lavora da solo è una voce reale del bilancio, anche se non compare in nessun calcolo.

Quando non conviene il regime forfettario

Vediamo ora le situazioni in cui il regime forfettario va valutato con molta attenzione, e in cui spesso l'ordinario produce un risultato migliore:

  1. I costi effettivi superano l'abbattimento forfettario. È la situazione di chi acquista materiali, mantiene un mezzo, paga un affitto commerciale o si avvale di collaboratori. Il caso limite è il coefficiente all'86%, che riconosce solo il 14% dei ricavi come costo.
  2. Ci sono detrazioni IRPEF importanti da utilizzare. Interessi sul mutuo, spese mediche, spese di istruzione, bonus edilizi, familiari a carico. Nel forfettario non si rinviano: si perdono, perché non esiste un'IRPEF su cui applicarle.
  3. Si prevede di superare presto gli 85.000 euro. Entrare nel regime per uscirne dopo un anno significa affrontare due volte i costi di transizione, tra rettifica della detrazione IVA e avvio della contabilità.
  4. Si acquistano molti servizi dall'estero. L'IVA in reverse charge sui servizi ricevuti da fornitori esteri è dovuta e non detraibile: nel regime ordinario sarebbe neutra, nel forfettario è un costo pieno.
  5. Si vuole poter dedurre investimenti. Attrezzature costose, un veicolo strumentale, software gestionali: nel forfettario non se ne deduce nulla.
Che cos'è il reverse charge? È il meccanismo per cui l'IVA la versa il committente e non il fornitore. Nel regime ordinario è un'operazione neutra, perché l'imposta versata si detrae. Nel regime forfettario no: l'IVA si versa ma non si può detrarre, quindi diventa un costo pieno. Ne parliamo in dettaglio nella nostra guida al regime forfettario.
Non sai da che parte pende il tuo caso? Bastano pochi dati — fatturato previsto, costi, cassa previdenziale, detrazioni disponibili — per avere una risposta certa invece che una regola generale. Contattaci. Siamo qui per aiutarti.

Parte seconda: regime forfettario per professione, nove casi a confronto

I primi cinque sono profili in cui il forfettario vince con margine; negli ultimi quattro il conto si fa più stretto o si ribalta.

Una premessa valida per tutti: la classificazione ATECO è stata aggiornata di recente, e la corrispondenza tra il codice attribuito e la categoria che determina il coefficiente va verificata sulla singola posizione. Requisiti, soglie e cause ostative sono trattati per esteso nella nostra guida al regime forfettario.

Regime forfettario per e-commerce: il caso di Martina

Martina: Regime forfettario per e-commerce

Fattura 78.000 euro vendendo online. Il commercio al dettaglio ha coefficiente al 40%: l'imponibile lordo è di 31.200 euro su 78.000 incassati. Dedotti circa 8.000 euro di contributi alla gestione commercianti, l'imposta sostitutiva al 15% è di circa 3.480 euro.

Nessun regime ordinario può competere con un abbattimento del 60% dei ricavi, a meno di margini bassissimi. Il forfettario vince nettamente.

I suoi problemi sono altrove: con 78.000 euro è a un passo dalla soglia, e superati i 100.000 l'uscita è immediata e retroattiva sull'anno in corso, IVA compresa. Vanno poi impostate con attenzione le vendite a distanza verso privati UE e il regime OSS, e messo in conto il reverse charge su commissioni di marketplace e pubblicità.

Regime forfettario per sviluppatori: il caso di Sara

Sara: Regime forfettario per sviluppatori

Fattura 60.000 euro. Lo sviluppo di software e la consulenza informatica ricadono tra le "altre attività economiche", al 67% — non al 78% delle attività professionali, dove sta invece la consulenza gestionale o di marketing. È una distinzione che vale undici punti di coefficiente e che confonde moltissimi.

Imponibile lordo 40.200 euro, dedotti circa 9.500 euro di gestione separata: 4.605 euro al 15%, 1.535 euro al 5%. I suoi costi reali sono poche migliaia di euro, contro i quasi 20.000 riconosciuti dal forfait. Il forfettario è la scelta obbligata.

L'attenzione va sugli adempimenti IVA con l'estero: iscrizione al VIES e INTRASTAT per i servizi resi in UE, e soprattutto integrazione e versamento dell'IVA sui servizi acquistati da fornitori esteri — hosting, licenze, pubblicità online — senza possibilità di detrarla.

Regime forfettario per psicologi: il caso di Giulia

Giulia: Regime forfettario per psicologi

Fattura 40.000 euro. Coefficiente al 78%: imponibile lordo 31.200 euro, dedotti circa 4.500 euro di contributi ENPAP restano 26.700 euro, per 4.005 euro di imposta al 15% o 1.335 euro al 5%.

Costi contenuti, contribuzione moderata, nessun magazzino: il forfettario conviene con ampio margine.

La particolarità riguarda tutte le professioni sanitarie: chi è tenuto all'invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria non deve emettere fattura elettronica per le prestazioni rese alle persone fisiche. È un'eccezione all'obbligo generale che genera due errori speculari — chi emette comunque la fattura elettronica con dati sanitari, e chi si dimentica dell'invio al Sistema TS.

Regime forfettario per personal trainer: il caso di Nicola

Nicola: Regime forfettario per personal trainer

Fattura 32.000 euro, di cui 18.000 da collaborazioni con associazioni sportive. Prima ancora del coefficiente conta un'altra regola: i compensi di lavoro sportivo nell'area del dilettantismo non costituiscono base imponibile fiscale fino a 15.000 euro annui, e la soglia si computa tenendo conto anche dei compensi che costituiscono reddito di lavoro autonomo — quindi vale anche con partita IVA.

Applicata correttamente riduce l'imponibile in modo consistente, ma viene sfruttata male molto spesso, perché si dà per scontato che riguardi solo i collaboratori. La qualificazione come lavoro sportivo dipende dal contesto della prestazione e dal tesseramento: le prestazioni verso privati, di regola, non rientrano.

Sul coefficiente c'è una seconda ambiguità: i corsi sportivi portano al 78%, la gestione di impianti e palestre al 67%.

Regime forfettario per giardinieri: il caso di Enrico

Enrico: Regime forfettario per giardinieri

Fattura 38.000 euro fra manutenzione del verde e progettazione di giardini. La cura e manutenzione del paesaggio rientra tra le "altre attività economiche": coefficiente al 67%. Imponibile lordo 25.460 euro, dedotti circa 6.500 euro di contributi artigiani restano 18.960 euro, per circa 2.844 euro di imposta al 15%.

Il conto è favorevole, ma con due avvertenze tipiche del mestiere. La prima: se l'attività comprende anche opere edili — muretti, pavimentazioni, impianti di irrigazione interrati — quella parte può ricadere nelle costruzioni, con coefficiente all'86%. In caso di attività mista l'inquadramento va definito con precisione.

La seconda: mezzo, attrezzatura e materiale vegetale sono costi reali che il forfait riconosce solo in parte. Chi acquista le piante e le rifattura al cliente gonfia i ricavi senza gonfiare il margine.

Regime forfettario per parrucchieri ed estetisti: il caso di Chiara

Chiara: Regime forfettario per parrucchieri

Fattura 48.000 euro con un'apprendista. Coefficiente al 67%: imponibile lordo 32.160 euro, dedotti circa 8.500 euro di contributi artigiani restano 23.660 euro, per 3.549 euro di imposta al 15%.

Il conto regge, ma due elementi lo rendono fragile. Il primo è il tetto di 20.000 euro di spese per lavoro dipendente e assimilato: un'apprendista ci sta, una dipendente qualificata a tempo pieno probabilmente no, e superata la soglia si esce dal regime dall'anno successivo. È una decisione da prendere prima di assumere.

Il secondo è la gestione artigiani, che richiede il contributo fisso sul minimale anche nei mesi di chiusura, per ferie, malattia o lavori nel locale. Chi arriva dal lavoro dipendente non lo mette in conto.

Regime forfettario per agenti di commercio: il caso di Roberto

Roberto: Regime forfettario per agenti di commercio

Provvigioni per 70.000 euro. Gli intermediari del commercio hanno un coefficiente proprio, il 62%: imponibile lordo 43.400 euro.

Guardando solo all'imposta sostitutiva il conto sembra brillante. Il problema è previdenziale: Roberto versa contemporaneamente alla gestione commercianti INPS e all'Enasarco, con obblighi distinti e cumulativi. Sommate le due contribuzioni il vantaggio si assottiglia parecchio, e il confronto con l'ordinario torna a essere una questione aperta.

A favore del forfettario gioca però un elemento di cassa non trascurabile: non subisce la ritenuta d'acconto sulle provvigioni, che nel regime ordinario incide in modo significativo sui flussi.

Regime forfettario per fotografi: il caso di Paolo

Paolo: Regime forfettario per fotografi

Fattura 45.000 euro di servizi fotografici più 12.000 euro di cessione di diritti. Le attività fotografiche stanno al 78% sui compensi da servizi.

Il nodo è il trattamento dei diritti d'autore, che funziona nel modo meno intuitivo possibile. Quei compensi restano fuori dal regime forfettario e mantengono la tassazione IRPEF ordinaria, con deduzione forfettaria e ritenuta d'acconto, anche quando sono correlati all'attività agevolata. Ma concorrono comunque alla verifica della soglia degli 85.000 euro, se correlati all'attività svolta.

È il peggiore dei due mondi per chi non lo sa in anticipo: nessuna imposta sostitutiva su quella parte di compensi, e insieme un avvicinamento all'uscita dal regime. Per Paolo significa che i 12.000 euro non entrano nel calcolo del 78%, ma vanno sommati ai 45.000 per la verifica della soglia.

Regime forfettario per elettricisti: il caso di Davide

Davide: Regime forfettario per elettricisti

Fattura 55.000 euro con costi reali per 20.000. L'installazione di impianti rientra tra i lavori di costruzione specializzati, quindi nelle costruzioni e attività immobiliari: coefficiente all'86%, il più alto previsto dalla legge. Quasi nessun artigiano se lo aspetta.

Imponibile lordo 47.300 euro, dedotti circa 11.000 euro di contributi restano 36.300 euro, per circa 5.445 euro di imposta al 15%.

Ma il forfait gli riconosce costi per 7.700 euro a fronte di 20.000 sostenuti. In regime ordinario il suo reddito imponibile sarebbe di circa 24.000 euro contro i 36.300 del forfettario: dodicimila euro di differenza. Il forfettario resta competitivo grazie all'aliquota piatta, ma il margine è sottile — e basta un mutuo, una ristrutturazione o spese mediche rilevanti perché l'ordinario diventi più conveniente.

C'è anche una leva del tutto lecita: chiarire nei preventivi chi acquista i materiali. Se li compra il committente, i ricavi scendono e con essi l'imponibile.

Il tuo mestiere non è in elenco? Il metodo è lo stesso: codice, coefficiente, cassa, costi reali. Contattaci.  Facciamo il conto insieme sul tuo caso.

Parte terza: regime forfettario nelle situazioni particolari

Oltre al mestiere, ci sono condizioni personali che cambiano la risposta — e in alcuni casi impediscono del tutto l'accesso al regime. Le cause ostative sono trattate una per una nella nostra guida al regime forfettario.

Regime forfettario e lavoro dipendente

Si può avere una partita IVA in regime forfettario mantenendo un lavoro dipendente, ed è la situazione più diffusa in assoluto. Ci sono però due condizioni da rispettare insieme, indipendenti l'una dall'altra.

  1. La soglia di reddito. I redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nell'anno precedente non devono superare 35.000 euro lordi. Si guarda al reddito, non alla retribuzione netta né all'orario: un part-time ben retribuito può superare la soglia, un tempo pieno modesto può restarci sotto. La verifica non è richiesta se il rapporto è cessato nell'anno precedente e non ne è iniziato un altro.
  2. Il divieto di prevalenza verso l'ex datore. Anche sotto soglia, non si accede al regime se l'attività autonoma è rivolta in misura prevalente al datore di lavoro attuale, o a quello dei due anni precedenti, o a soggetti a essi riconducibili. La prevalenza si misura sui compensi percepiti e va intesa in senso assoluto: oltre il 50%.

Sulla convenienza, il lavoratore dipendente è in una posizione particolare: avendo già un reddito tassato a IRPEF, può utilizzare su quello le detrazioni che nel forfettario andrebbero perse. È il profilo per cui l'obiezione principale al regime forfettario non vale, e infatti per lui il forfettario conviene quasi sempre.

Regime forfettario per pensionati

I redditi da pensione sono assimilati a quelli di lavoro dipendente. La conseguenza è netta e sorprende molti: un pensionato con pensione lorda superiore a 35.000 euro non può accedere al regime forfettario, anche senza alcun rapporto di lavoro in corso. L'Agenzia delle Entrate lo ha confermato in sede di interpello.

Chi resta sotto soglia può invece aprire la partita IVA senza ostacoli. Due precisazioni utili:

  • l'iscrizione alla gestione artigiani e commercianti resta dovuta anche in presenza di pensione, con regole di contribuzione specifiche a seconda dell'età e del trattamento percepito;
  • la causa ostativa sull'ex datore di lavoro non opera se il rapporto è cessato per pensionamento obbligatorio: in quel caso si può lavorare anche prevalentemente per l'ex datore.

Come per il dipendente, avere una pensione tassata a IRPEF significa poter utilizzare le detrazioni su quella, il che rafforza la convenienza del forfettario.

Regime forfettario per medici, medici convenzionati e guardia medica

Le attività mediche hanno coefficiente al 78%. Ma per questa categoria il tema vero è un altro, e riguarda la convivenza tra rapporto convenzionato e attività libero-professionale.

La causa ostativa sull'ex datore di lavoro non si configura per chi, già prima delle attuali regole, percepiva sia redditi di lavoro autonomo sia redditi di lavoro dipendente o assimilati dallo stesso soggetto, a condizione che il doppio rapporto prosegua senza modifiche sostanziali. L'esempio usato dall'Agenzia delle Entrate è proprio quello del medico di continuità assistenziale — la guardia medica — che svolge anche attività di medicina generale per i propri assistiti nell'ambito del distretto dell'ASL.

La ratio è chiara: la norma vuole colpire chi trasforma artificiosamente lavoro dipendente in lavoro autonomo, non chi ha sempre avuto entrambi i rapporti. Se però il rapporto viene modificato in modo sostanziale durante il periodo di sorveglianza biennale, spostando quote di reddito da una categoria all'altra, la causa ostativa torna a operare e si esce dal regime dall'anno successivo.

Resta comunque da verificare la soglia dei 35.000 euro: se i compensi assimilati a lavoro dipendente la superano, l'accesso è precluso a prescindere.

Sei un medico con doppio rapporto? È una delle situazioni più delicate del regime, e vale la pena verificarla prima e non dopo. Contattaci. Verifichiamo insieme la tua posizione.

Regime forfettario con un unico committente

È il dubbio più frequente in assoluto, e la risposta rassicura: avere un solo cliente non è di per sé una causa ostativa. La legge non pone alcun limite al numero di committenti.

Il problema si pone soltanto se quell'unico cliente è il proprio datore di lavoro attuale, o quello dei due anni precedenti, o un soggetto a essi riconducibile. In quel caso la prevalenza è automatica — un solo cliente significa il 100% dei compensi — e il regime è precluso.

Va però tenuto presente un profilo diverso, che non è fiscale ma giuslavoristico: una collaborazione continuativa con un unico committente, svolta con orari e modalità stabiliti da altri, può essere riqualificata come lavoro subordinato in sede ispettiva. È una valutazione che prescinde dal regime fiscale scelto, e che conviene considerare quando si imposta il rapporto.

Regime forfettario con reddito zero

Partita IVA aperta e nessun incasso nell'anno: è più comune di quanto sembri, tra chi apre in previsione di un'attività che parte lentamente e chi attraversa un anno fermo.

  • Imposta sostitutiva: nessuna. Senza reddito non c'è imponibile.
  • Dichiarazione dei redditi: va comunque presentata, indicando il quadro dedicato al regime.
  • Contributi: qui sta la differenza che conta. Chi è iscritto alla gestione separata non versa nulla, perché il contributo è interamente proporzionale al reddito. Chi è iscritto alle gestioni artigiani e commercianti versa comunque il contributo fisso sul reddito minimale, alle scadenze trimestrali, anche a fatturato zero.

È la ragione per cui, in un'attività commerciale o artigiana che non parte, tenere aperta la partita IVA ha un costo reale che va messo in conto.

Regime forfettario e vendita dell'auto o dei beni strumentali

Due situazioni diverse che vengono spesso confuse.

La vendita di veicoli come attività. Chi effettua in via esclusiva o prevalente cessioni di mezzi di trasporto nuovi verso altri Paesi UE è escluso dal regime: è una causa ostativa espressa.

La vendita del proprio mezzo strumentale. Qui la regola è favorevole e poco conosciuta: nel regime forfettario le plusvalenze e le minusvalenze realizzate in corso di regime non concorrono alla formazione del reddito. Vendere il furgone o l'attrezzatura non genera imponibile aggiuntivo, e specularmente una minusvalenza non è deducibile.

Attenzione al passaggio da un regime all'altro: per beni acquistati in periodi in cui si applicavano regole ordinarie il trattamento va verificato caso per caso.


Come si decide, in pratica, tra regime forfettario e ordinario

Due regole coprono la gran parte delle situazioni.

  • La regola dei costi. Confronta i costi effettivi con l'abbattimento che il coefficiente riconosce. Con il 40% il forfait riconosce il 60% dei ricavi come costo: superarlo è quasi impossibile. Con l'86% ne riconosce il 14%: superarlo è la norma. Se i costi reali superano stabilmente l'abbattimento, il confronto va rifatto sui numeri.
  • La regola delle detrazioni. Somma le detrazioni IRPEF di cui potresti beneficiare. Se non hai altri redditi tassati a IRPEF su cui utilizzarle, nel forfettario le perdi interamente. È spesso l'elemento che ribalta il risultato, ed è quasi sempre quello che viene dimenticato. Chi ha anche uno stipendio o una pensione, invece, le utilizza su quelli.
Un'avvertenza sui numeri di questa pagina

Sono esempi costruiti su ipotesi di contribuzione. Il tuo conto dipende dal tuo codice ATECO, dalla tua cassa previdenziale, dai tuoi costi reali e dalla tua situazione familiare. Due persone con lo stesso fatturato possono avere convenienze opposte.

Facciamo il conto sul tuo caso. Lo Studio Mesina confronta i due regimi sui tuoi numeri e ti dice quale ti conviene davvero — prima di aprire la partita IVA, o prima di confermare il regime per quest'anno. Contattaci. Siamo qui per aiutarti.

Per il quadro completo su requisiti, soglie, cause ostative, contributi, adempimenti e uscita dal regime, trovi tutto nella nostra guida al regime forfettario.

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